dicembre 19, 2014 1:24 pm

Due idee sull’innovazione

Se seguite i nostri account Facebook e Twitter avrete notato che nelle ultime settimane siamo stati al TBiz, al Technology Day di STMicrolectronics e infine allo SMAU di Napoli. Sono stati eventi stimolanti e ci hanno permesso di incontrare molti innovatori, sviluppatori e startupper dell’ecosistema campano.

Di tutti questi incontri, di tute queste chiacchierate mi hanno colpito due idee, due semini che mi hanno lascito due persone diverse.

Il primo semino me lo ha lasciato Filippo Sessa del Fablab di Napoli. Mentre mi raccontava alcuni dei suoi progetti, mentre mi spiegava come avevano creato una meridiana su una lastra di marmo, Filippo mi ha detto questa cosa:

L’innovazione è nei dettagli.

Mi è sembrata una frase così precisa, così netta è dettagliata, che mi è rimasta dentro. Filippo secondo me ha ragione. Di buone idee è pieno il mondo, ma di innovatori che sanno come gestire i dettagli, di quelli ce ne sono davvero pochi. Per arrivare a conoscere i dettagli implementativi di un software, il funzionamento preciso di una macchina, il corretto uso di uno strumento, c’è bisogno di tempo, dedizione e passione. Solo chi arriva a questo livello di conoscenza dei dettagli può davvero creare qualcosa di nuovo e rivoluzionario.

Il secondo semino me lo ha lasciato S. , un amico che lavora in un’Università campana e che mi ha raccontato delle sue esperienze nel mondo delle startup. Questo mio amico ha fondato la sua prima azienda nei primi anni 2000 e da allora ha creato software e soluzioni hardware. Ma ha guadagnato davvero poco. Il mio amico dice che in Italia non esiste un ecosistema adatto a fare innovazione. Ad esempio, mi diceva, in Italia se ti prendi un rischio, crei un’azienda e questa fallisce, allora sei un “fallito”. Se vivi in USA e ti succede la stessa cosa, allora meriti rispetto perché almeno ci hai provato. Qui in Italia, diceva S., se fallisci sei finito.

S. ha perciò deciso di intraprendere una strada parallela, ha iniziato ad investire in vino perché, dice lui, nessuno al mondo sa fare il vino come lo facciamo noi in Italia. Non c’è nessun competitor cinese che potrà mai replicare un aglianico campano. Il semino che mi ha lasciato S. è:

Bisogno investire in quello che noi Italiani sappiamo fare meglio

S. è convinto che in Italia solo il settore enogastromico rientri in questa definizione. Io invece penso che in Italia sappiamo anche lavorare bene sui “dettagli” che creano innovazione.

Voi che ne pensate? Che idee avete sul sistema Italia?

[nella foto di questo post ci sono i ragazzi di Bike Sharing Napoli]

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